Serge Hoffmann e Bruno Lannes hanno effettuato una ricerca dedicata all’e-commerce cinese: Cina batte USA con circa 210 miliardi di dollari di acquisti, ovvero 1.300 miliardi di yuan, la moneta cinese. Quindi attenzione a non trascurarla. Oltre ad avere una strategia precisa è necessaria la gestione del prezzo rispetto alle classiche catene di distribuzione.

Visto che in Cina l’e-commerce è diventata letteralmente una miniera d’oro, sui mezzi di riscossione degli incassi sta nascendo una vera lotta senza esclusioni di colpi. Prima di subire lo stop da China Union Pay, che si arroga il ruolo di canale di pagamento principe, Alibaba aveva già intrapreso una dura lotta con il mini social network WeChat. Il motivo? Grazie agli smartphone Android, fotografando il code di un oggetto, è possibile passare direttamente al mezzo di pagamento online: ti avvicini, vedi il prezzo, dai l’ok e paghi online attraverso una piattaforma interna di WeChat.

WeChat, scaricato 80 milioni di volte il giorno del debutto, non è ancora un business vero e proprio, ma un fenomeno sociale dell’instant messaging di casa Cina dove ormai il commercio elettronico non è più una tendenza ma un dato di fatto.

Se parliamo di commercio online di abbigliamento parliamo di un giro di oltre 36 miliardi di euro: nel 2012 le transazioni online di capi vestiario hanno registrato una crescita del 50% rispetto al 2011. Secondo lo stesso rapporto il commercio online di abbigliamento in Cina ha avuto la sua maggior crescita nel 2010, quando si registrò un aumento del 100,8% rispetto all’anno precedente. Un dato interessante? I clienti dell’ e-commerce spendono di più se non devono cambiare valuta. Di conseguenza preferiscono i siti che accettano la moneta locale anche se il prodotto viene fornito da un paese estero con diversa moneta.