Il retail è un’industria incredibilmente dinamica. E, grazie all’avvento delle nuove tecnologie, in futuro assisteremo a cambiamenti sempre più frequenti nelle tendenze di mercato.
Vediamo quali sono i 10 punti chiave delle tendenze di mercato che rivoluzioneranno il nostro modo di fare shopping in futuro.

#1 Le aziende ci leggono (quasi) nel pensiero

Grazie alle nuove tecnologie e alle ultime scoperte scientifiche il retail sarà in grado, sempre di più, di conoscere i gusti e le abitudini dei consumatori e quindi prevedere le tendenze di mercato. L’esempio più recente? Il NeuroPricing: per decidere a che prezzo commercializzare un prodotto oggi ci si può affidare allo studio delle onde cerebrali.

#2 Le consegne sono sempre più rapide

La notizia che Amazon stia testando un benevolo esercito di droni per le consegne entro i 30 minuti è ormai di dominio pubblico. tendenze di mercato - consegne più rapide con i droniQuesti robot/corrieri, che in un primo momento a molti sono sembrati una trovata bizzarra, ora sono attesi con trepidazione dai consumatori più esigenti che non vedono l’ora di poterne sfruttare le potenzialità. Dal canto loro i negozi tradizionali, per fronteggiare la comodità offerta da negozi online (e cavalcare l’onda delle tendenze di mercato che richiedono tempi sempre più rapidi nelle consegne), potrebbero pensare di trasformarsi in veri e propri centri di distribuzione sparsi capillarmente sul territorio:

“I rivenditori tradizionali – spiega Doug Stephens, autore del volume The Retail Revival: Re-Imagining Business for the New Age of Consumerism – potranno sfruttare sempre più le loro reti di negozi come centri di distribuzione dell’ultimo miglio nel tentativo di competere con i negozi online. Ricevere la merce nello stesso giorno in cui è stata ordinata sarà presto considerato un fattore indispensabile dai clienti. C’è da scommettere che le tendenze di mercato del prossimo futuro vedranno tornare in auge della figura del pony express”.

#3 L’intelligenza analitica dei negozi tradizionali

Le utlime tecnologie come per esempio iBeacon, gli strumenti di video analisi e le reti di sensori daranno ai negozio tradizionali la possibilità di analizzare con precisione i propri consumatori, le loro abitudini e le tendenze di mercato. La cronologia dei nostri acquisti o i nostri prodotti preferiti oggi sono accessibili anche dai rivenditori tradizionali: basta che questi ultimi scelgano di affidarsi alle nuove tecnologie ed ecco che un mare di Big Data è a loro disposizione per monitorare i comportamenti degli utenti. Conoscere meglio i consumatori significa poter offrire loro una esperienza d’acquisto altamente personalizzata al passo con le più aggiornate tendenze di mercato: ciò, a sua volta, si traduce in un aumento della fidelizzazione dei clienti (ovvero delle vendite!). Strumenti come iBeacon, che si basa sulla tecnologie Bluetooth Low Energy, consente al rivenditore di fornire messaggi personalizzati e offerte ai clienti direttamente sui loro dispositivi mobili quando questi si trovano in punti precisi all’interno del negozio. Per una shopping experience personalizzata all’ennesima potenza.

#4 Anche i media inizieranno a vendere prodotti

Attraverso le inserzioni pubblicitarie, il ruolo classico delle riviste fino a pochi anni fa era esclusivamente quello di guidare i lettori tendenze di mercato - harper's bazaarnella decisione di quale marchio scegliere per i propri acquisti (in qualsiasi settore commerciale). Oggi invece le tendenze di mercato sono cambiate e i media puntano sempre di più a essere essi stessi diretti canali di vendita. Un esempio? Gran parte della rivista online Harper’s Bazaar ora è formata da veri e propri negozi online.

“Nel corso dei prossimi 2-3 anni – prosegue Stephens – dobbiamo aspettarci di vedere spettacoli televisivi contenenti prodotti direttamente acquistabili nella cornice della loro programmazione. In questo modo gli show in Tv genereranno ricavi per la vendita di prodotti e non solo più attraverso la pubblicità o le televendite: questo escamotage sarà in grado di compensare la diminuzione della domanda commerciale per i classici spot da 30 secondi”.

Dal canto loro, i negozi tradizionali dovranno essere in grado di presentarsi sempre più come canali multimediali dove poter vivere una shopping experience multisensoriale.

#5 La nuova rivoluzione industriale è già inziata

Walmart ha installato nei suoi punti vendita circa 10.000 sistemi di self-checkout, McDonald in Europa ha dotato i suoi ristoranti di oltre 7.000 touchscreen già dal 2011.

“Il 25% degli americani che lavorano – spiega Stephens – si avvale di una delle forme di assistenza pubblica disponibili. Quando si esamina l’industria del fast-food, tuttavia, questa cifra è più che raddoppiata e raggiunge il 52%. Negli Stati Uniti i lavoratori dei fast-food stanno protestando per ottenere un aumento di 15 dollari per il salario minimo e forse la cosa più incredibile è il fatto che se il salario minimo avesse tenuto il passo con l’inflazione, ora sarebbe sopra i 16,00 dollari all’ora. La verità è che un aumento delle paghe anche solo lontanamente simile a questo avrebbe velocemente fatto fuori dal mercato persino una società solida come McDonalds. Questa situazione ha fatto sì che una maggiore automazione rappresentasse l’unica possibile via d’uscita”.

#6 Il negozio del futuro è… phygital

L’anno scorso, eBay ha lanciato le vetrine digitali a New York e San Francisco: questa iniziativa ha permesso ai clienti di ordinare la tendenze di mercato - negozi digitali Tescomerce e vedersela consegnare il giorno stesso. Anche Tesco ha realizzato iniziative simili con negozi virtuali in metropolitana. Questi negozi tra il fisico e il digitale, che Stephens soprannomina phygital, non solo permettono di offrire una shopping experience divertente e inconsueta, ma consentono anche ai diversi marchi di aprire punti vendita in sedi spesso non convenzionali. Inoltre questi negozi non richiedono né un inventario, né l’impiego di personale di vendita.

#7 La privacy? Può essere un servizio

Le nostre vite sono inestricabilmente collegate al mondo online. Ma l’attualità ci ha insegnato che non esiste informazione blindata, quando si parla di Big Data in Rete. I consumatori sono sempre più preoccupati per la loro privacy mentre fanno shopping online: stanno diventando sempre più esigenti e attenti. Per questi motivi, gli internauti saranno anche disposti a pagare per servizi in grado di garantire loro la sicurezza dei dati sensibili inseriti online (soprattutto quelli relativi alle carte di credito). Secondo le stime di Ericsson ben il 93% dei consumatori online ha dichiarato di prestare oggi più attenzione a quali dati condivide in rete e con chi. In questo scenario, i marchi più intelligenti presteranno maggiore attenzione al rispetto dei dati dei propri clienti: una corretta gestione della privacy potrà rappresentare un significativo vantaggio competitivo per garantirsi la fiducia dei consumatori. La privacy policy deve cessare di essere considerata semplicemente un testo standard redatto in legalese e sepolto nei meandri del sito web aziendale e deve invece diventare un valore aggiunto, portavoce di un diverso approccio culturale, con cui distinguersi dalle altre aziende.

#8 Le tendenze di mercato si condividono!

Sempre più persone, a causa di un cambiamento di prospettiva spesso dettato dalla crisi, si stanno approccioando al concetto di decrescita felice: le tendenze di mercato post crisi sfidano i consumatori a vivere meglio, con meno. Questo non significa dover per forza rinunciare a qualcosa in senso stretto. Molti consumatori hanno semplicemente iniziato a riconsiderare il loro atteggiamento verso l’accumulo dei beni materiali. Non essere proprietari di qualcosa non preclude il fatto di poterla avere: grazie anche alla pervasività delle reti online le persone oggi sono in grado di connettersi tra loro più facilmente. Le tendenze di mercato stanno registrando, per esempio, un netto aumento di auto e case vacanze in condivisione. I marchi più astuti non dovranno farsi prendere dal panico, ma anzi sfruttare questo trend per creare nuovi modelli di business basati sul noleggio

#9 L’importanza dei social (non) è un’opinione

Cercare informazioni online prima di acquistare un prodotto è ormai divenuta un’abitudine consolidata per molti consumatori. Dal passaparola e alla raccomandazione di qualche amico, oggi si è passati a poter contare sui consugli di un bacino vastissimo di altri consumatori: questo rappresenta un importante valore aggiunto che la Rete ha messo a disposizione degli utenti, ovviando alla mancanza di tale riscontro nel mondo fisico del commercio al dettaglio. Questo aspetto è destinato a cambiare: i rivenditori dovranno far entrare i social anche all’internto dei punti vendita tradizionali. Lo ha già fatto Nordstrom, per esempio: la catena Gdo statunitense segnala sugli scaffali quali sono i prodotti più popolari su Pinterest. Non solo: per aiutare i venditori, Nordstrom ha creato un’apposita app che registra in tempo reale quali tra gli oggetti più popolari su Pinterest sono presenti in negozio.

#10 Prezzi dall’andamento variabile

In media ogni giorno Amazon modifica 2.5 milioni di prezzi nel suo shop online (dati Profitero 2013). Ma ora anche i rivenditori tradizionali, per stare al passo con le dinamiche tipiche dell’e-commerce, inizieranno a testare i prezzi dinamici nei loro negozi, sfruttando così lo stesso vantaggio competitivo di siti come Amazon e Priceline. A farlo ci ha già pensato il retailer britannico B&q, che nel 2013 ha dato avvio alla fase di test dei prezzi dinamici sugli scaffali dei propri negozi.