Il fondatore e amministratore delegato di Livefyre, una piattaforma di social engagement nata cinque anni fa nel cuore della Silicon Valley, spiega come le aziende stiano modificando le proprie strategie di azione sui canali social. Ciascun contesto richiede un progetto costruito ad hoc, che preservi anche i risultati e le community già esistenti.

Non conta solo la quantità di fan o di “like” che si riescono a raccogliere su Facebook o piattaforme simili. Contano, invece, la qualità e i percorsi dell’interazione social, i tempi in cui un utente rimane incollato a una pagina Web o a un contenuto, nonché l’entusiasmo con cui vengono accolte le iniziative di un brand. Il social engagement è in continua evoluzione, e fra i più titolati a parlare di questo tema oggi spicca Livefyre: un’azienda fondata a San Francisco nel 2009 e diventata oggi tra le prime piattaforme per il coinvolgimento social operanti in questa nicchia di mercato, tanto da essere premiata come “azienda dell’anno” nel settore informatico enterprise dal World Technology Network. Lo scorso anno la società ha acquisito la piattaforma di social storytelling Storify e il fornitore di applicazioni social Realtidbits,

In Italia, i prodotti Livefyre vantano un cliente come Condé Nast, che per diverse sue testate online sta usando l’applicazione LiveBlog (utile per pubblicare in tempo reale immagini e commenti su un evento in corso) e i LiveComments (per la pubblicazione e lo scambio di commenti su Facebook e Twitter). Modi – in questo caso applicati al mondo dell’editoria – per rafforzare il legame fra brand e consumatori, nonché per allungare i tempi di permanenza su una pagina Web.

Abbiamo approfondito l’argomento del social engagement con Jordan Kretchmer, fondatore e Ceo dell’azienda domiciliata nella Silicon Valley.

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Quali fattori, oggi, stanno facendo crescere il mercato del social engagement e quali ostacoli, viceversa, potrebbero rallentarne una più estesa adozione?

Vi sono svariati fattori che guidano questo mercato. Innanzitutto, i publisher e i brand che hanno passato gli ultimi dieci anni a costruirsi con successo la propria reputazione sui social network si ritrovano adesso davanti al fatto che sta diventando sempre più difficile raggiungere i propri fan in una maniera organica, a causa del progressivo cambiamento degli algoritmi. Ciò ha reso necessario cercare altri modi per trasportare tutte queste interazioni social sui loro siti aziendali, dove sono in grado di controllarle e allo stesso tempo mantenere un contatto diretto con la loro community.

In che modo i nuovi clienti si avvicinano a Livefyre? Quali sono le loro esigenze e in che modo li aiutate a costruire una strategia?

Ciascuno dei nostri clienti è unico e richiede un approccio specifico, perciò lavoriamo con ogni cliente in modo diverso per rispondere alle sue esigenze e aiutarlo a costruire una strategia efficace di social engagement. Alcuni dei punti di interesse cruciali che abbiamo riscontrato tra i nostri clienti riguardano la moderazione delle interazioni, la facilità d’uso della nostra piattaforma e la necessità di non perdere la propria community già esistente, la cui costruzione ha richiesto anni di lavoro.

La piattaforma e il team di Livefyre rispondono a tutte queste esigenze fornendo uno strumento di moderazione meticoloso che permette ai clienti di moderare le interazioni in autonomia o di attivare strumenti di moderazione automatica per gestire i casi di spam o di espressioni volgari o offensive. I nostri strategist, inoltre, studiano con i clienti il modo più efficace per mobilitare ed espandere la community esistente in modo da coinvolgere la loro audience e i fan dei loro social network in modo ancora più profondo.

Pensate di utilizzare un approccio diverso per il mercato italiano, principalmente composto di piccole e medie imprese?

Ogni Paese in cui operiamo è diverso dagli altri e ci sforziamo sempre di comprendere a fondo il mercato locale: l’Italia non fa eccezione. Mentre vi sono alcune affinità tra i publisher e i loro omologhi negli Stati Uniti, come giustamente sottolineate vi sono differenze sostanziali sia nelle dimensioni aziendali, sia nel modo in cui gli editori stanno incorporando gli UGC nei loro siti e nelle loro app. Tutto ciò influenza sia le strategie che proponiamo a questi clienti, sia il nostro approccio nel proporre loro una soluzione che risponda alle loro specifiche esigenze nel modo più efficace e personalizzato.